Elementare

— performance musicale vocale della durata di una notte

produzione 2018


Canto per tenere lontana la notte
Canto per consumare l’attesa

E. Dickinson

Elementare è un’evocazione del rito attraverso il canto, un patto incerto attorno ai sentieri che le parole tracciano quando si modellano nella musica.

Elementare è un’alleanza temporanea tra pubblico e artisti, chiamati a condividere il tempo di una notte. In uno spazio attrezzato per il sonno prende forma una comunità provvisoria, fondata sul desiderio di abitare insieme un crinale, un istante transitorio che verrà fatto durare lungo le ore. Un canto rivolto alla notte, come tempo della sospensione e del sovvertimento, una celebrazione dell’attesa in cui l’alba a venire diventa figura di un attraversamento.

Sei voci che si consumano lentamente, l’esercizio di una presenza senza confini certi tra artisti e pubblico, parole che diventano declamazioni, silenzio, elenchi, echi: sono questi gli elementi primari attraverso i quali si tenta di fabbricare uno spazio poetico condiviso. Mentre lentamente si forma un vocabolario, quasi una preghiera collettiva, mentre si compie il gesto di accendere un fuoco simbolico nello spazio fra noi e gli altri, Elementare dà voce al desiderio di dichiarare: noi siamo qui. Cosa ci spinge a cantare per una notte intera? Il rischio, la durata, la fatica, l’accordo che precede l’intesa, il legame invisibile, il raduno, il cambiamento, l’ospitalità, l’attesa, il risveglio, e il silenzio.

Notti

Elementare (primo studio), notte del 26 maggio 2018 a Ovestlab a Modena nell’ambito di Festival Periferico

Elementare (secondo studio), notte del 6 luglio 2018 a Pietà de’ Turchini a Napoli nell’ambito di Altofest

Elementare (terzo studio), notte del 3 maggio 2019 a La Torre a Modena nell’ambito di Trasparenze Festival

 


Dalla recensione di Matteo Brighenti su Paneacquaculture, 10 agosto 2018:

(…) Dal canto suo, si leva fino all’ultima nota Elementare del Collettivo Amigdala, s’innalza al cielo della Fondazione Pietà de’ TurchiniVia Santa Caterina da Siena 38. La sola voce umana, nuda, si allunga morbida, si distende e poi risale, modulata tra il silenzio e il sonno di una veglia notturna. Uno straordinario raduno tra sconosciuti portati a vivere in pubblico un tempo intimo. Un’esperienza immersiva totalizzante, che non smette di “parlarti” anche dopo settimane e settimane.
Pietà de’ Turchini è un luogo di confine, è dentro e fuori insieme, come il Villaggio Artigiano di Modena Ovest dove Amigdala promuove il festival Periferico, che quest’anno ha tenuto a debutto Elementare. L’inizio è un percorso a lume di candele tra poltrone da cinema, confessionali, crocifissi, uffici, computer, in direzione del coro ligneo, uno spazio dell’antichità oggi.
Qui Federica Rocchi ci spiega l’intenzione di voler sovvertire le regole canoniche della scena: non sono attori loro, non siamo spettatori noi. Hanno abitato e preparato l’ambiente e si sono preparati ad aspettare l’alba, a cercare le parole finché il sole non sorgerà, attraverso un’intera notte divisa in 5 capitoli e altrettanti intervalli, durante i quali rifocillarsi. Si può andare via quando si vuole, basta non disturbare chi veglia cantando, chi ascoltando e chi anche dormendo: è ammesso, dal momento che questo non è uno spettacolo.

La Chiesa è una distesa continua di materassini. Pare un rifugio per sfollati, gente in fuga da qualche catastrofe naturale o umana. Su una lavagna sopra l’altare vengono scritti i titoli dei diversi capitoli, il primo è “Elementare”. Candele e fari rischiarano le armonizzazioni di Meike ClarelliElisabetta Dallargine, Vincenzo Destradis, Davide Fasulo (il conduttore del coro), Fulvia GaspariniAntonio Tavoni, che un pennello sapiente raccoglie e traccia su lenzuoli bianchi. Moto continuo, perpetuo, meccanica celestiale quasi di una preghiera collettiva.
Aspettiamo e lo scorrere dell’orologio è un’onda che abbatte le difese, le resistenze: la vista si annebbia, i contorni delle cose sfumano, potrebbe essere qualsiasi ora. Soltanto i rumori della strada indicano che fuori c’è la città. Il sonno ha il sopravvento, arriva per tutti, ovunque siamo, ci prende e ci porta con sé. Dormire è affidarsi agli altri tra uguali. Da soli insieme.

L’alba è l’impegno e la fatica di chi ha creduto nel nuovo giorno. Se è mattina, anche oggi, è merito di donne e uomini come loro che non si sono fermati un attimo. Hanno fatto del nostro affidamento l’accordo Elementare che ha infranto il buio. Oggi per domani. I lenzuoli, infatti, sono stesi al sole ad asciugare uno spartito di parole con cui coprirsi e non temere nessun’altra notte.” (…)


Dalla recensione di Michele Pascarella su Gagarin – Orbite culturali, 6 maggio 2019:

(…) Subito dopo mezzanotte ci spostiamo in uno spazio nella primissima periferia di Modena, dove il Collettivo Amigdala propone Elementare, esperienza della durata di una notte che fa della condivisione di uno stesso luogo, attuanti e spettatori, il punctum. Come gli aborigeni citati da Bruce Chatwin nel celeberrimo romanzo generazionale Le Vie dei Canti, che «cantando ricreavano il mondo», in Elementare i performer, che eseguono a cappella una complessa partitura vocalica spazializzando il suono mediante precise delocazioni nello spazio (ingombro di materassi, cuscini e coperte, forniti affinché le persone possano fruire questa esperienza alternando momenti di sonno e di veglia), ri-creano una temporanea comunità di umani riuniti per aspettare insieme l’alba.

L’indubbia maestria degli interpreti non va forse guardata come forma (d’arte) in quanto tale. Piuttosto come occasione, tra il sognante e il chirurgicamente esatto, di incontro fuori dai modi e dai tempi della quotidianità e dello spesso annichilente sistema dello spettacolo, che rende una proposta come questa certo non facile da proporre se non in contesti festivalieri che funzionino come altro rispetto ai consueti (desueti?) contesti di programmazione.

In quasi tutte le cosmogonie, com’è noto, elementi acustici intervengono nel momento decisivo. Il dio espira, sospira, parla, canta, grida, urla, tossisce, espettora, singhiozza, vomita, tuona. Elementare (nomen omen) costituisce un grado zero, ammaliante e fecondo, di creazione di relazioni inaudite attraverso la voce e il luogo (De Certeau docet)  che essa istituisce.

A far da contrappunto, lacerti testuali vengono tracciati su teli e pannelli: voce che crea. (…)



un progetto e un’idea di Collettivo Amigdala

Meike Clarelli, Sara Garagnani, Federica Rocchi, Gabriele Dalla Barba, Silvia Tagliazucchi

musiche originali: Meike Clarelli
drammaturgia sonora: Davide Fasulo, Meike Clarelli
conduzione coro: Davide Fasulo
con le voci di: Meike Clarelli, Elisabetta Dallargine, Vincenzo Destradis, Davide Fasulo, Fulvia Gasparini, Antonio Tavoni

 

testi: Gabriele Dalla Barba
scena: Sara Garagnani con la collaborazione di Silvia Tagliazucchi
cura: Federica Rocchi

Un ringraziamento ai partecipanti del workshop Maggese – comporre opere sui luoghi – per il loro contributo, in particolare:
Sabrina Alberti, Fabio Ghidoni, Erica Greco, Alessandra Marolla

Elementare – notte tra il 26 e il 27 maggio 2018, Modena

Elementare – notte tra il 26 e il 27 maggio 2018, Modena