P E R I F E R I C O

Nel 2017 Periferico è stato segnalato al Premio Rete Critica:

perché ascolta il sapere e il saper fare per ricostruire la narrazione della città di Modena e riappropriarsi della sua identità.” — Paneacquaculture PAC

per il lavoro puntuale e paziente sul territorio, che intreccia ricerca artistica, ascolto dei luoghi, partecipazione, autonarrazione e riflessione teorica. Creando relazioni con abitanti e risvegliando le identità locali, il festival si apre a una concezione del tutto tridimensionale dell’esperienza artistica e della rigenerazione urbana.— Stratagemmi

Il festival Periferico, che ha ormai assunto lo statuto di una manifestazione riconosciuta e di ampio respiro, nasce con l’idea di portare una manifestazione di qualità in aree di Modena che vivono una profonda trasformazione sociale e urbanistica, dove forte è il bisogno di maturare un’idea di “cultura diffusa” che ponga attenzione non solo al centro della città ma anche alle sue periferie.

Periferico si svolge infatti in luoghi non teatrali, ogni anno diversi, scelti per il loro interesse architettonico o per la loro importanza per la storia della città, abitando i luoghi scelti con performance site-specific scelte appositamente per valorizzare lo spazio e il suo significato. Si tratta di spazi inediti, dove il pubblico non può normalmente accedere liberamente: fabbriche, archivi, depositi, spazi industriali, oppure luoghi poco conosciuti della città, come musei o biblioteche. 

Il festival è nomade per natura: ogni edizione è il frutto dell’attraversamento di un luogo diverso della città, assieme alle sue comunità. Dal 2016 abbiamo deciso di esplorare per un triennio l’ampia area urbana del Villaggio Artigiano: questa scelta ci chiede di applicare il nostro processo di ricerca ad uno stesso luogo attraverso occhi nuovi, di scendere sempre più in profondità e di cambiare il nostro modo di guardare e ascoltare questa zona. Qui abbiamo trovato un campo base in Ovestlab, una ex-officina dismessa che stiamo riqualificando assieme all’Archivio Architetto Cesare Leonardi, affidataci col supporto del bando Funder35.

Il “format” del festival è ogni volta diverso: risponde infatti al processo di costruzione e ricerca che viene fatto nel luogo specifico in cui ha sede.

Questo lungo processo si compie, di fatto, a partire dalla disponibilità all’ascolto.

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La scelta degli spettacoli programmati viene realizzata con attenzione riguardo la qualità del progetti, nell’ambito del teatro, della danza, della musica e della performance contemporanee, senza escludere né scegliere a priori i linguaggi artistici. Valutiamo insieme agli artisti la possibilità di adattare lavori nuovi, esistenti o appositamente realizzati per il festival.

Negli anni abbiamo potuto constatare il grande interesse che il pubblico nutre per questa modalità di lavoro, che consente ai cittadini di entrare in luoghi dove normalmente è proibito o molto limitato l’accesso, nonché di frequentare spazi “dimenticati” da un punto di vista nuovo e inatteso.

Questa modalità di lavoro consente anche lo sviluppo di molteplici relazioni trasversali che l’associazione Amigdala costruisce di volta in volta con enti privati (aziende private, artigiani, gallerie d’arte, imprese creative etc), enti pubblici (archivi, biblioteche, università etc). La principale conseguenza di questa operazione è un’ampliamento del pubblico verso settori normalmente non interessati al teatro, oltre alla realizzazione di iniziative (spesso all’aperto) in zone periferiche e talvolta degradate della città.

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